In occasione di questo otto marzo vorrei spendere due parole in merito al fenomeno della violenza domestica, purtroppo ancora molto diffuso nel nostro Paese come testimonia l’alta frequenza di femminicidi, la punta di un iceberg che nasconde una violenza contro le donne, fisica e psicologica, molto più estesa di quanto si immagini.
Da anni mi spendo nelle scuole a favore degli studenti caratterizzati da dsa e da bisogni educativi speciali più in generale, ma in Italia, la percentuale di difficoltà di apprendimento causate da ambienti familiari particolarmente difficili, resta purtroppo al primo posto.

Nella “gerarchia dei bisogni”, descritta dallo psicologo statunitense Abraham Maslow nel suo libro Motivazione e Personalità, tra i bisogni primari, quelli indispensabili alla vita, annoverava ovviamente i bisogni fisiologici, il dormire tra questi. Ogni animale per potersi abbandonare al sonno, ha bisogno di una tana, rare sono quelle specie che non ne hanno una, dunque, per translazione, la tana, sia essa fissa dimora o nomade rifugio, è un bisogno primario. Essa è fondamentale nell’ assicurare sicurezza, bisogno quest’ultimo, che segue a ruota quelli biologici. La deprivazione dei bisogni primari equivale alla morte dell’individuo, mentre la percezione di grande precarietà degli stessi, crea gravi disturbi comportamentali. Immaginiamo cosa significhi per un essere umano, quando la tana, piuttosto che assolvere al bisogno di protezione, di sicurezza, si trasforma invece nella principale fonte di paura. E’ proprio questo che succede nelle violenze domestiche, il terrore comincia esattamente quando si chiude quella porta e il resto del mondo rimane fuori. Questo uno dei principali motivi per cui la violenza domestica è un fenomeno così devastante per le donne e i cuccioli d’uomo sottoposti a loro volta a violenza assistita. Tornando ai bambini, un clima familiare poco sereno assieme ad un ambiente eccessivamente povero di stimoli culturali, come già accennato, è uno dei primi fattori responsabili di una difficoltà d’apprendimento.
Il cervello limbico, detto anche cervello emozionale per il suo essere la sede delle emozioni, comprende strutture sottocorticali come l’amigdala, l’insula, la corteccia cingolata anteriore, l’ipotalamo e il talamo che hanno connessioni dirette con i lobi frontali del cervello che svolgono a loro volta un ruolo cruciale nella cognizione e nel comportamento.

Ogni stato emotivo doloroso, non solo influisce sul comportamento dunque, ma diviene un ‘rumore’ molesto di sottofondo che interferisce pesantemente sull’apprendimento. Signori, se la scuola ha dunque grande potere nella trasmissione culturale e nella formazione dei nostri bambini, le nostre azioni, le nostre reazioni, il clima emotivo che instauriamo, le relazioni familiari che contraddistinguono il nido in cui essi crescono, restano comunque il modello dei loro comportamenti e la prima base per ogni apprendimento.