Il pensiero bambino, qualcosa che ogni adulto dovrebbe conoscere…

Il pensiero bambino non è, come ad una prima impressione ci può apparire, il pensiero adulto soltanto meno maturo, esso segue tutte altre logiche.

E’ contraddistinto ad esempio, dal ‘ pensiero magico’ permeato di un animismo che attribuisce sentimenti, volontà, possibilità di azione a tutti gli altri esseri del mondo, anche a quelli inanimati, esso assolve a funzioni molteplici tra cui quella difensiva in merito alla possibile ansia di fronte a ciò che è sconosciuto. Il bambino infatti, costruisce spesso rituali che lo tranquillizzano, per esempio può ripetere una parola o un’azione molte volte perché una paura sparisca. Accanto alla funzione difensiva ne esistono altre che sono propiziatorie, conoscitive e che in ogni caso forniscono una spiegazione degli eventi. Il bambino va dunque rispettato per la diversità del suo pensiero da quello adulto. Conoscere le modalità con cui la realtà viene interpretata dal bambino, vuol dire saper calibrare i propri interventi nel presentargli un punto di vista diverso dal suo per la spiegazione dei fatti e soprattutto saper pesare le richieste che gli si fanno. La formazione di un pensiero che utilizza concetti e categorie generali e coordinate spaziali e temporali è lenta e graduale, così come altrettanto lentamente si sviluppa la capacità di tenere conto di punti di vista diversi dal proprio. Nel tempo il bambino si renderà conto che il pensiero di tipo magico non riesce ad assolvere funzioni di adattamento alla realtà e che nelle interpretazioni dei fatti e delle emozioni bisogna ricorrere ad altre modalità che sono quelle di tipo logico.

Ancora caratterizza il pensiero bambino, l’egocentrismo infantile (normale condizione sperimentata dai piccoli che si misurano con la vita a partire dalla sola cosa che conoscono, cioè il proprio punto di vista) ed un linguaggio che solo lentamente e a fatica si stacca dagli oggetti che rappresenta. Un linguaggio reificato per cui la parola farfalla sarà sicuramente più leggera di quella rinoceronte, un linguaggio che non consente al bambino di afferrare doppi sensi, metafore, paradossi, senso dello humor e che richiederebbe grande attenzione nell’utilizzo da parte degli adulti di modi di dire che potrebbero letteralmente scioccare un bambino.

Seppure quindi il bambino mostra uno spirito particolarmente sensibile alle minime variazioni della vita affettiva, sia molto osservatore delle particolarità del linguaggio e delle condotte, è molto poco cosciente del proprio io scambiando ogni suo pensiero come obbiettivo ed assoluto, ogni suo sentimento come qualcosa di comune a tutti.

In uno, egli confonde il proprio io con l’universo. Ignora la soggettività del proprio punto di vista, si crede al centro del mondo. È solo attraverso l’interazione sociale che apprenderà nel tempo la soggettività dei suoi sentimenti. La coscienza dell’io dunque, non è un’intuizione primitiva ma un prodotto della dissociazione del reale dovuta a fattori sociali, alla differenziazione fra i punti di vista degli altri e il punto di vista proprio.

Nei primi anni neppure la localizzazione delle sensazioni organiche avviene in modo spontaneo, un dolore ad una parte non attira immediatamente l’attenzione a quella parte, il dolore si diffonde senza localizzarsi, si pensa che tutti lo avvertano, non è spontaneo pensare che si è i soli a provarlo.

E’ così che si possono confondere le proprie sensazioni con quelle dell’altro e viceversa, l’altrui piacere con il proprio, è così che ci si sente artefici e cause degli eventi.

Cosa ci consente di capire che gli eventi non siano una realizzazione automatica dei nostri desideri se non il fatto che li sappiamo soggettivi, che li distinguiamo dai desideri degli altri e dalla realtà? In assenza di soggettività, ogni cosa partecipa di tutto. Tutto questo farà sì che un bambino potrà spesso percepirsi responsabile anche di accadimenti quali una separazione, un lutto o, peggio, di un abuso subito che, perciò stesso, più sarà precoce, tanto più sarà devastante, si scriverà nel corpo senza alcuna possibilità di elaborazione, non importa se ne si conserverà o meno memoria, sarà lì, chiuso in quella bolla per sempre, pronto ad intervenire in ogni nostra relazione affettiva.

Vi sarà dunque una bolla di coscienza bambina che sempre resterà incistata in ciascuno, allorquando gli insulti esterni saranno tali da non poter essere metabolizzati da una struttura ancora in fieri.

E’ un magma confuso di percezioni, sensazioni, la cui causalità, chi ha voluto cosa, chi si è meritato cosa, è confusa in una percezione del sé separato dall’altro da sé, che ancora non esiste.

Una bolla di cui non vi è alcuna coscienza e che verrà agita ogniqualvolta gli eventi esterni avranno per il soggetto un qualche inconsapevole richiamo ad essa.

Agita senza alcuna consapevolezza, in quanto non vi è mai stata la possibilità di elaborare quei contenuti bambini con un pensiero adulto, sarà essa a reagire agli eventi con strumenti ovviamente del tutto inappropriati.