Vi prego, parliamo con gentilezza e non solo con i nostri bambini, con i nostri alunni, ma con chicchessia…

Qualche giorno fa sono stata presa in giro, come al solito, per la mia difficoltà di intendere i modi di dire, pare infatti che il non saper cogliere i motti di spirito, gli eufemismi, le metafore, sia una caratteristica dei DSA. Così, al sentire di qualcuno che aveva portato una donna nel suo ‘scannatoio’ e l’aveva ‘castigata’, sono inorridita e ho intimato ci si rivolgesse alla polizia. Alle risate dei presenti, al loro dire che in tutta Italia si sa bene cosa si intende con queste parole, sentendomi idiota, ho voluto fare un piccolo sondaggio web. Effettivamente dai messaggi ricevuti, per lo più in privato e da ogni dove, ho potuto constatare che questo è un modo di dire diffuso sull’intero territorio nazionale. Questo da un lato mi ha sollevato, dall’altro mi ha depresso.

Sollevato perché dunque i troll non sono presenti solo in Lucania o nel profondo sud, depresso perché apprendo che questi esseri sono diffusi su tutto il territorio nazionale, mi auguro solo siano pochi e in via di estinzione come i modi di dire che hanno creato. Vorrei ricordare che nell’immaginario fiabesco, i troll sono esseri evolutivamente inferiori, abitanti di luoghi oscuri, di fango e rifiuti così come i loro modi di dire e di essere, al contrario degli elfi, entità di luce, abitanti dei boschi e di luoghi incantati, le cui fattezze, le cui espressioni e modi di fare, appaiono leggiadri, soavi, improntati al rispetto, all’armonia e all’amore.

Senza disturbare Masaru Emoto, lo scienziato giapponese che ha dimostrato la capacità dell’acqua di rispondere agli stimoli figurativi esterni elaborando una tecnica che ha consentito di scoprire e di ammirare i molteplici segni del linguaggio figurativo con cui l’acqua risponde agli stimoli esterni, mi pare evidente che il linguaggio sia strettamente connesso al pensiero e che l‘uno alimenti, strutturi, rappresenti l’altro e condizioni stati d’animo e livelli di coscienza.
Tornando a Masaru Emoto, egli, attraverso la sua tecnica, ha reso possibile fotografare i cristalli ottenuti dal congelamento di acqua sottoposta alle vibrazioni non solo di parole o brani musicali, ma anche di pensieri e stati d’animo. I risultati sono stati sorprendenti, meravigliose le forme ottenute da parole gentili, distorte e inquietanti, quelle ottenute da parole negative. Solo an passant vorrei ricordarvi che siamo fatti dal 60% al 90% di acqua ( a seconda degli studi di riferimento) e comunque, torno a ripetere, non è necessario disturbare questo scienziato per capire che con espressioni quali quella ‘portare una donna nello ‘scannatoio’ e ‘castigarla’, si attivi un immaginario terrifico piuttosto che uno amoroso e sensuale a cui pare tale espressione vorrebbe riferirsi.

Forse dunque la mia reazione non è stata dettata dal mio essere caratterizzata da un DSA, quanto dall’essere un tecnico in merito ai disturbi della comunicazione e persona di scuola.

Dimmi come parli e ti dirò chi sei… Signori, vi prego, il nostro dire parla prima di tutto di noi, del nostro livello evolutivo, le parole non sono aria vuota, dette tanto per dire, hanno un peso enorme e un ruolo preciso nella strutturazione del nostro immaginario, individuale e collettivo.