“Il vero nemico è la paura. Noi pensiamo che sia odio, ma è solo paura.”
[M. Gandhi]

La paura, la madre di tutti i comportamenti disfunzionali, un tema complesso da affrontare in un articolo da blog eppure un nodo fondamentale di questa nostra dimensione, da sempre l’arma usata per piegare, spezzare ogni volontà da parte di chi ben conosce questo meccanismo poichè da essa è a sua volta tormentato.

Forse la crocefissione e la resurrezione, volevano essere questo, la liberazione degli esseri umani dalla paura, ma hanno avuto l’effetto contrario. Sin da quando ero bambina, mi interrogavo sul perché il simbolo dell’amore più alto, fosse invece così cruento, come allora, ritengo ancor oggi, che il vero simbolo sia la resurrezione, il superamento… Può sembrare un divagare, un parallelismo indebito, ma, avendo studiato tanti testi sacri, ho preso a leggere la spiritualità come un insieme delle più alte norme di benessere psicologico e di salute mentale. Joung sosteneva che la psicologia fosse lo Yoga degli occidentali, lui che ha ripreso gli archetipi dalla letteratura greca, da quelle tragedie che a loro volta così bene rappresentavano i nodi eterni dell’animo umano… mi sono convinta, ad esempio, che il perdono, più che un atto di ‘bontà’, sia un atto di conoscenza… il cervello è un sistema binario , c’è/non c’è, se perdono, il mio cervello conoscerà il perdono e, ancora, il perdono non è un dire, ma un sentire, è lo stato di un animo che raggiunge la quiete.

Borges ci dice che la pena dura sin che dura la colpa, ritengo abbia ragione e credo appunto che la colpa duri sin che non si conosca perdono, Imparare il perdono è anche imparare a perdonarsi, il che vuol dire il superamento del senso di colpa, non la sua assenza, caratteristica piuttosto di psicopatia… So di avventurarmi con quanto sostenuto, su un terreno impervio ma un giorno vorrei essere capace di lasciare traccia delle mille occasioni che nel mio lavoro ritrovo, a sostegno di questo parallelismo ipotizzato non certo solo da me. Tornando alla paura, la prima degli esseri umani, forse è la morte, la fine della nostra esistenza in questo mondo, eppure, ciò che più terrorizza dell’inferno, chi in esso crede, è proprio il suo essere pensato un tormento eterno, senza fine appunto. Nella nostra dimensione invece nulla è eterno e per fortuna… Così il dolore, un meccanismo di sopravvivenza senza il quale conosceremmo continue fratture, ustioni e quant’altro, è divenuto un arma di terrore, una minaccia più grave della morte stessa poichè il fine di chi lo utilizza, non è eliminare ma, terrorizzato, terrorizzare. A livelli più arcaici e brutali, la paura viene esercitata attraverso il dolore fisico, a quelli maggiormente evoluti e raffinati, attraverso quello psicologico, oggi siamo all’apoteosi, viene esercitata attraverso entrambi. L’abbi fede, sii fiducioso, in uno il ‘non temere’, tradotto in forma positiva ad un cervello che non conosce il ‘non’, viene continuamente minato da una paura del domani che toglie qualsiasi fiducia in sé, nel futuro, nella vita, creando uno stato d’ansia diffuso che alimenta fobie delle più disparate. Viviamo sotto minaccia continua, da quelle affettive come l’abbandono, il giudizio, la derisione, l’esclusione, a quelle materiali.

Questo meccanismo è ormai così diffuso che le stesse istituzioni lo alimentano anche nelle più comuni pratiche di gestione, gli istituti di riscossione, ad esempio, anche per somme minime, minacciano il pignoramento dei beni, per qualcosa che in realtà spesso poi risulta non dovuto…non si potrebbe soltanto chiedere una semplice verifica, evitando il panico? Ti taglieremo la luce, il gas e via dicendo, un clima di continua minaccia ai cittadini e poi c’è il terrorismo e lo spettro delle guerre e il deficit e la bancarotta e la delinquenza e il bullismo e… e poi arriviamo agli Hikikomori, adolescenti che rifiutano il mondo e si chiudono in camera per non uscirne più per mesi, anni o addirittura per tutta la vita. Questo fenomeno, quasi una deriva della più conosciuta fobia di uscire di casa, dal Giappone, adesso sta dilagando in tutta Europa, con stime che parlano in Italia di 20/30 mila casi (ma che si temono più numerosi) in Francia di 80 mila e in Giappone, dove è quasi endemico, di cifre che oscillano tra i 500 mila e il milione di casi, credo che esso, in buona parte, possa essere spiegato con la paura di ciò che ci circonda. Se questa fuga dal mondo può essere la risposta a uno stato di pericolo, l’altra risposta, ugualmente tipica, può essere l’attacco, l’esplosione violenta di questi sentimenti, individualmente o, peggio, collettivamente, in quelle brutali e sanguinosissime rivolte che la storia dell’uomo ha da sempre conosciuto.

Dopo millenni, sarebbe dunque ora che ci liberassimo dalla paura e dai suoi meccanismi di attacco/fuga, piuttosto che alimentarla. Educhiamo i nostri figli, i nostri giovani, al coraggio con l’essere coraggiosi noi per primi, non spaventiamoli con i nostri comportamenti, non soffochiamoli con le nostre ansie, non pieghiamoli con i ricatti, non usiamo come deterrenti le nostre stesse paure. Ciò che guardi, quello cresce, mostriamogli dunque piuttosto la forza d’animo, la generosità, la lealtà, il rispetto della sacralità della vita, in ogni sua forma, il buono, il bello, il sublime… Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ne ha, muore una volta sola…