6. Felicità è esprimere al meglio e al massimo le proprie potenzialità, non quelle di altri…


Venerdì 16 settembre.
Mi feci un piccolo taglio quella mattina nel radermi, avevo gran fretta di andare da lei, la mia dottoressa. Risi guardandomi nello specchio, sei il solito dislessico pensai. Lungo la strada presi a fischiettare un motivetto appena sentito alla radio, si, da un pezzo ascoltavo musica ad ogni risveglio. Fuori il sole era ancora caldo, il cielo di un nitido azzurro, l’aria tiepida sapeva di un’estate che non voleva finire, che meraviglia essere vivi. Passai prima dagli amici del bar, Antonietta era lì a far colazione, mi guardava con gli occhi di un pesce bollito, non mi ero accorto ci fosse anche lei, se non quando mi salutò con voce calda e suadente. Un tempo avrei tremato, ormai invece mi pareva appartenesse a una vita fa, nulla a che fare con il me che ero ora. La salutai sorridendo, infondo un tempo l’avevo amata, presi dunque il mio caffè con gli amici e andai via. La strizzacervelli nell’aprirmi la porta, si compiacque del mio ‘quoto energetico’. ‘ Wow, che figo!’ Non si smentiva mai, restava definitivamente una dottoressa bizzarra. Le dissi del film, delle mie forti emozioni, le dissi che mi sentivo guarito. ‘Bene’ mi disse, ‘abbiamo finito’, le chiesi almeno di parlarmi di riso, gratitudine, piacere e reciprocità. ‘Non hai dimenticato dunque, bene, non è proprio ortodosso, ma da oggi amici, ho da parlarti di un progetto che da un po’ mi gira in testa, non lo sai, ma il là è stato il tuo. Vediamoci domani per un the e ne parliamo, ti dirò anche ciò di cui vuoi sapere.’ Prendemmo accordi per l’indomani e ci congedammo.
La strada al ritorno mi pareva di nuvole, ero guarito ed avevo un amico in più, la strizzacervelli!

Sabato 17. Il progetto
Ci incontrammo nel presto pomeriggio al parco, il suo cane con lei. Buffo, piccolo e nero, un trovatello, non poteva che essere il suo, non poteva che chiamarsi Mariello.
‘Dunque Orlando ’, mi disse ridendo, ‘benvenuto nel fantastico mondo dei dys! Devo dirti che il tuo caso mi ha fatto molto pensare. Riconoscere dietro il tuo disturbo d’ansia un DSA mai diagnosticato, non mi è stato difficile, noi non conosciamo, ma ri-conosciamo, avevo una via preferenziale, sapevo sulla mia pelle cosa potesse voler dire un percorso scolastico altamente frustrante sin da piccolissimi. Noi non possiamo conoscere davvero ciò di cui non abbiamo alcuna traccia interiore, questa a volte la nostra trappola. Finiamo per tradurre l’altro con le nostre stesse esperienze senza riuscire a capire ad esempio, che l’emicrania di chi ci è difronte, non è la lieve pesantezza di testa che a volte sperimentiamo noi che grazie a Dio non soffriamo dello stesso disturbo. L’altro non sta esagerando, sta sperimentando qualcosa a noi sconosciuto. Così stesso le difficoltà che qualcuno può avere nella lettoscrittura, non sono dovute a scarso impegno, così come sarebbe per chi difficoltà in questo ambito non ne incontra alcuna, se e quando non imparasse. E’ necessario entrare nel mondo dell’altro per ‘vederlo’ davvero, piuttosto che vedere sempre e solo le proiezioni dei nostri vissuti su di lui. Non è cosa facile, lo so, ma il cuore può venirci incontro. UUU, perdona l’analista che è in me, tornando a noi, volendo verificare quanto la scuola possa rappresentare un fattore di rischio, così come molte famiglie continuano a ripetermi, sto pensando ad un impianto sperimentale che possa darci una percentuale di tale possibilità di rischio nell’ambito del disagio psicologico. Ho preso a riflettere che, se le stime indicano una distribuzione di questo fenomeno pari al 5% della popolazione, se solo da pochi anni in Italia si parla di questo disturbo, c’è dunque almeno un 5% di adulti assolutamente ignaro, così come lo eri tu, di avere tale caratteristica. Un 5% che, con grande probabilità, in età infantile mostrava il quadro emotivo di un DSA e che, se l’ipotesi fosse convalidata, dovrebbe manifestare nel tempo un qualche disturbo psicologico. Ancora, se è vero che agli psicoterapeuti si rivolgono coloro che stanno attraversando un momento di disagio psicologico, è qui che si può testare quanto un percorso scolastico altamente frustrante possa essere responsabile dei loro disturbi conclamati in età adulta. Se tale ipotesi si dimostrerà reale, la distribuzione dei DSA tra la popolazione che si reca nello studio di uno psicologo non dovrebbe più essere del 5%, ma ben maggiore. Potrei dunque sondare con i pazienti che si rivolgono a me e che mostrano tratti psicologici simili ai tuoi, quanti di loro effettivamente posseggono questa caratteristica. Scoprire questo, nel tuo caso ha reso molto più veloce il nostro iter terapeutico. Mi chiedo come non l’abbia pensato prima, ci volevi tu ad aprirmi gli occhi, a far volgere il mio sguardo in questa direzione.’
Mi sentivo un eletto, io, proprio io, quello sfigato dalla nascita, il là per una ricerca così importante, era dunque così che si trasformavano in risorsa le proprie ferite? Ma cos’altro dovevo fare in quella ricerca oltre il là? ‘Beh, tu sei dislessico e disortografico, ma sei un genio nei fatti numerici, io discalcula non capisco nulla di questi, ma ne so di psicologia e degli studi umanistici, insieme ne facciamo uno buono!’ disse ridendo. Così ci accordammo, lei cercava i casi, somministrava test e raccoglieva storie, io avrei ridotto il tutto in numeri e grafici. Non volevo darglielo troppo a vedere, ma ero eccitatissimo a quell’idea. Io, per tutti sempre, a seconda del gruppo o della giornata, Orlando sbando, Orlondo tondo, Orlundo smundo, Orlendo orrendo e chi più ne ha più ne metta, ero ora finalmente Orlando numerando, la mia passione!

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