Vorrei dare il mio contributo a questa settimana della Dislessia non solo con gli eventi a cui ho partecipato ma condividendo con voi questo mio lavoro di qualche anno fa, esaurita la prima edizione, piuttosto che ristamparlo, lo metto qui per quanti vorranno leggerlo…

“I DSA per primi hanno indotto la scuola italiana ad adoperare le tecnologie digitali, spesso però la possibilità dell’utilizzo dei cosiddetti strumenti compensativi viene interpretata dai ragazzi con un disturbo specifico di apprendimento come discriminante e dai compagni quale ingiusta facilitazione, mentre gli stessi insegnanti finiscono per valutare diversamente i risultati ottenuti dagli allievi che li utilizzano…”

A nulla vale il suggerimento di adottare questi sistemi per tutti, a nulla vale sostenere che una scuola inclusiva non è quella che utilizza determinate metodologie per particolari gruppi di allievi, bensì quella capace di offrire una didattica davvero individualizzata. Una scuola, dunque, che non pone barriere all’apprendimento e alla partecipazione, una scuola per tutti. Ancora una volta i bisogni speciali, le diversità, divengono una risorsa, lo sforzo compiuto per il singolo diviene ricchezza per la comunità. La diffusione degli strumenti compensativi, l’utilizzo delle TIC concesso a tutti nella scuola risulterà, probabilmente, la strategia vincente contro il nostro analfabetismo digitale. Restano aperte le riflessioni sul nostro cervello, un organo che più studiamo, più si nutre delle indagini che noi facciamo su di esso e dei sistemi di comunicazione che esso stesso elabora. Un organo che, incredibile sistema autopoietico, ridefinisce continuamente la propria natura in una rete di connessioni che sempre creano, trasformano, distruggono, rigenerando continuamente il sistema…

E’ così che anche quando saremo digitali scolarizzati, c’è qualcosa che al di sopra di ogni cosa dovremo tenere bene a mente: noi siamo innanzitutto esseri umani, la nostra umanità dovrà sempre guidarci. Con le nuove tecnologie le nostre possibilità aumenteranno in modo esponenziale, nel bene e nel male, e mai come in questa epoca sarà importante il nostro essere etici, orientati al bene comune. C’è ancora una cosa, sempre valida, che vorrei sottolineare: la molla dell’universo, del nostro universo, è il piacere. Per poterlo ottenere i fusti degli alberi lungo i corsi d’acqua si flettono verso di essa, o ancora, nei boschi ruotano verso la luce, se ne ricevono poca. Gli animali corrono verso un odore che li attira, rifuggono da quello sgradevole o che li spaventa. Per paura, se si può, si scappa, mentre per amore si resta sempre: per questo lo studio deve essere amato e dobbiamo attrarre verso di esso i nostri studenti, mostrando loro il piacere di imparare, senza spaventarli con la paura delle conseguenze del non farlo. Al massimo, remare contro corrente ci consente di restar fermi, sfruttare la corrente ci permetterà, invece, di veleggiare veloci. Il nostro sorriso, il nostro ben vivere, saranno sempre la comunicazione più efficace per dire sì, una vita di studio è una vita ben spesa. Ci saranno tra i nostri bambini quelli meno adatti all’utilizzo delle tecnologie e noi dovremo mostrare di aver imparato che ogni sistema di circuiti cerebrali attivati ha in sé doni e difetti, che la diversità è ricchezza: lo dobbiamo ai tanti dys, ai tanti Leonardo, Edison, Einstein, che abbiamo martoriato, mentre contribuivano al raggiungimento di conoscenze più alte per tutti. La scuola non deve essere una gara ad ostacoli, ma un viaggio entusiasmante…

Sta a noi continuare a leggere ai nostri bambini le fiabe antiche e moderne, magari da un ebook, piuttosto che parcheggiarli da soli davanti ad un monitor. La nostra presenza resta quello che un piccolo ama di più, il contatto corporeo resta un bisogno primario per i cuccioli d’uomo. E poi c’è la fantasia, il sogno, la fiducia, sono questi che da sempre hanno permesso all’uomo di oltrepassare il muro, di disegnare macchine a vapore o volanti quando ancora si andava a dorso di mulo, di narrare di sommergibili e capitani Nemo e viaggi al centro della terra. Gli antesignani del volo furono i fratelli Wright o Icaro? Il primo uomo che andò sulla luna fu davvero Armstrong o fu invece Astolfo? O quali ancora prima di lui? Nulla può esistere senza che sia stato sognato almeno una volta….”

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