Avevo 14 anni, leggevo Hermann Esse, all’epoca lettura di nicchia, ma proprio nicchia, eppure fra i miei amici più grandi girava tanto. Di tutti i suoi bellissimi scritti, Narciso e Boccadoro mi incantò. Fu la prima volta che lessi del pensiero per immagini, ancora sconosciuto ai più come definizione, immagino lo fosse all’autore stesso… un amore a prima vista, senza se e senza ma, l’inconscio ha la sua intelligenza… Boccadoro era un’artista tormentato dalle sue visioni, non era un DSA, neanch’io, non ancora. In Italia, ma in fondo un po’ dappertutto, questa definizione era per lo più sconosciuta. Eppure, senza saperlo, riconobbi in lui qualcosa che mi apparteneva. Dopo anni di studio sulle modalità di pensiero, ho finalmente riletto quel romanzo e tutto mi è apparso chiaro: Boccadoro era contraddistinto dal pensiero per immagini, il rigoroso Narcisio era invece illuminato da quello razionale. Due modalità che assieme rendevano grande quella lettura. Due modalità che appartengono entrambe, rispettivamente, ad uno dei due nostri emisferi cerebrali di cui, il corpo calloso che li unisce, dovrebbe darci sapiente sintesi. Spesso però, una delle due modalità, predomina sull’altra, a volte in maniera eccessiva, invasiva. Non è meglio l’una o l’altra, solo illuminano scenari diversi, o forse gli stessi scenari in modo diverso, ah se solo capissimo che la vera ricchezza è la sintesi delle diversità piuttosto che la riduzione ad un unicum più comune…

All’epoca la mia specifica modalità di pensiero, a scuola, mi ha causato non pochi guai, le nozioni si fondevano in immagini, sensazioni, facevo così delle grandi insalate senza che nessuno capisse, venendo piuttosto tacciata di poco studio, di approssimazione, disattenzione ecc. Croce e delizia quella che loro riconoscevano come mia grande intelligenza, a volte la premiavano, a volte la sanzionavano con il famoso ’potrebbe fare molto di più’, invero facevo tutto quel che potevo… Vorrei darvi solo un piccolo esempio, per anni ho confuso sistematicamente due paesi della mia regione, Lagonegro e Rionero, nonostante siano posti esattamente agli antipodi. Non ero più tra i banchi, non dovevo più risponderne ad alcun professore, piuttosto, viaggiando per lavoro, mi serviva nella vita. Proprio non mi capacitavo di questa confusione anche dopo centinaia di volte, poi l’illuminazione: rio nero, lago negro, dunque ai miei occhi l’immagine unica, anche piuttosto inquietante, era quella di acqua nera. Svelato l’inghippo non ho confuso mai più le due località… questo uno dei motivi per cui, tra i banchi, per chi è contraddistinto dalla predominanza di questa modalità di pensiero, è opportuno adottare le interrogazioni programmate, le mappe, gli schemi…

Il pensiero per immagini è abbagliate, invasivo, un’immagine contiene centinaia di informazioni in più rispetto ad una parola e il cervello si affolla, appare caotico, disordinato ma nello stesso tempo è una miniera, non va silenziato ma guidato, proprio come le centomila differenze individuali che contraddistinguono ognuno di noi, nella diversità la vita…
Vorrei concludere queste brevi riflessioni sul pensiero per immagini con un brano tratto da ‘Il laribinto’ un mio lavoro del 2008, riportato integralmente su questo blog nella sezione libri, anche nella sua versione audio, una sorta di romanzo autobiografico della mia dislessia… ‘È vero, procedo per immagini, ogni dato che inserisco, qualsiasi sia la sua natura, grafica, sonora, visiva, diviene immediatamente immagine, suono, odore, sensazione corporea, emozione. È ancora quella macchina che sfreccia nel buio. Io ho sempre ‘visto’ il volto degli autori che studiavo, quello dei loro personaggi, il loro incedere, la qualità dei loro sguardi, ho sempre ‘percepito’ la sensazione del loro contatto fisico, ‘udito’ l’eloquio che li contraddistingueva, ‘annusato’ l’odore….

Volete sapere l’odore di Dante? di Giordano Bruno? Di Narciso e Bocca d’oro? il colore dei loro denti? la forma delle loro mani? i loro abiti? Io li so! Io so il profumo dei giardini dei Licei, il rumore dei passi su quei selciati…io so l’odore di Ettore ‘di polvere cruenta lordo’, io so il rumore della prima scintilla che appicca il rogo, ne conosco il fumo, le fiamme, le carni bruciate, le urla, a volte devo tapparmi le orecchia ma esse continuano…Da anni ho smesso di guardare il telegiornale, alcune immagini mi perseguitavano per giorni, ‘impressionavano’ la ‘pellicola’ del mio cervello in modo indelebile, ho imparato a cancellarle ma, soprattutto, ad evitarle…Così come ho imparato ad utilizzare questo modo di procedere per non dimenticare, ad esempio, l’ ‘orazion picciola’ di Ulisse, per me è soprattutto luce abbagliante, odore di mare, di libertà, di salsedine, è vento tra i capelli, è volti scuri di sole, è sguardi fieri, cuori che battono forte, per lo sforzo, per l’ardore, è una sottile vibrazione in tutti i muscoli del corpo, è un leggero dilatare di narici ad annusare l’aria, è un’eccitazione che mi fa sentir ‘fuor di pelle ’, o meglio, completamente dentro la pelle, è la scoperta, la conoscenza, pensate che io potrò mai dimenticare quelle parole?

A sedici anni, Einstein usò le visioni interiori per un ‘originale ‘ sperimento mentale che gettò le basi per la scissione dell’atomo. È nota una sua affermazione in proposito.’ Parole e linguaggi non sembrano avere alcun ruolo nel mio meccanismo di pensiero. Il mio pensiero consiste in immagini.