Cosa sta succedendo al nostro tempo?
Volo Stati Uniti/Italia, passeggera morde al braccio la hostess che, a causa dell’imminente decollo, le porta in ritardo dell’acqua, la ferisce a sangue, partenza ritardata dalla necessità di un intervento medico…
Sembra uno scherzo, purtroppo non lo è, il volo di mia cugina di rientro in Italia per le vacanze di Natale, ieri è arrivato con un forte ritardo proprio a causa di questo incidente…
Si può definire incidente una cosa del genere? Non so ancora quali le cause di un tale comportamento, posso solo azzardare un’ipotesi: stiamo perdendo il tempo, uno dei due riferimenti di repere della nostra dimensione spazio-temporale e, assieme ad esso, stiamo perdendo noi..
Le reti hanno dilatato lo spazio e contratto il tempo, in un istante puoi connetterti ovunque, un’opportunità enorme, meravigliosa, la stessa che mi consente di restare in contatto con i miei affetti che vivono ormai da quattro anni dall’altro capo del mondo, a Melbourne, in Australia. Un’opportunità alla quale però forse non eravamo preparati, è successo tutto così in fretta… Solo qualche anno fa, quando ero ragazza, per inviare un messaggio ad una amico lontano, usavo carta, penna e francobollo, tra invio e ricezione di risposta, quasi un paio di settimane, oggi un whatsapp o un sms, ci mette pochi secondi e se la risposta non arriva nello spazio di qualche minuto, comincia l’ansia, perché mai non risponde? E vai con mille angoscianti ipotesi. Il pc non si apre all’istante? Giù a premere freneticamente l’invio, perché mai è così lento? Eppure stiamo parlando di secondi lì dove prima ci volevano giorni… Più siamo immersi nel virtuale, più perdiamo il contatto con i tempi della realtà materiale, quelli dei corpi, della terra, delle stagioni, ecco che un tempo di attesa tra la nostra richiesta e il suo soddisfacimento, per noi percepito troppo lungo, può farci andare di matto…
Non sto esagerando, uno dei sintomi dello IAD ( internet addiction disorder) è proprio l’estrema reattività dei soggetti. Come tanti dottor Jekyll e mister Hyde, ragazzi da sempre tranquilli, affettuosi, si trasformano in belve se solo i genitori o un accidente, gli impediscono temporaneamente l’uso del digitale: urlano, bestemmiano e spaccano tutto, purtroppo a studio ne ho sempre di più.
Categorica la necessità di stare di più con i nostri ragazzi, fisicamente, nel corpo, nell’abbraccio, nel fare e nel parlare. In Norvegia, nelle scuole, si alterna oculatamente l’uso del digitale a laboratori esperienziali, dal coltivare piante, a creare oggetti, al cucinare. Un seme ha bisogno del suo tempo per germogliare, la creta, l’argilla, i colori, hanno bisogno di un tempo per asciugare, un dolce ha bisogno di tempo per cuocere e tu devi aspettare… E’ tutto questo che mi ha portato a scrivere una fiaba, ‘La lunga notte del tempo’, è tutto questo che mi spinge a portarla nelle scuole, con i bambini come con gli adolescenti, con gli insegnanti come con i genitori, signori, cosa stiamo facendo del nostro tempo, quello per guardar le stelle?