Ai mei maestri, ai miei insegnanti, a tutti coloro che spendono la vita ad imparare
e a cercare di trasmettere quanto appreso, a quell’istituzione così speciale che è la scuola, con tutta la mia gratitudine.

 


1. Preludio all’incontro che mi ha cambiato la vita


Mi chiamo Orlando, come il nonno paterno, ovviamente. Cinquantadue anni ben portati a dire degli altri, almeno sino a due mesi fa, un matrimonio fallito alle spalle e due bellissimi ragazzi. Li ho cresciuti io, da solo. Con il maschio non ho avuto tanti problemi, con la femminuccia un po’, adesso è grande, si è appena laureata e cerca un amore e un lavoro. Ma c’è stato il tempo del suo primo ciclo ad esempio, è toccato a me spiegarle cosa sarebbe successo al suo corpo per poterla preparare a quell’evento e poi, dopo, cosa doveva fare, scegliere con lei gli assorbenti adatti al suo flusso ecc. Ho dovuto imparare, sono nato in un piccolo paesino dell’entroterra lucano, non ero avvezzo a queste cose. Durante le mie infanzia e gioventù trascorse per intero lì, la separazione tra femmine e maschi era rigida, molte cose un tabù. Così tirare su da solo i miei ragazzi, all’inizio mi era stato molto difficile: cucinare per loro prima di andare a lavoro, riassettare in fretta dopo pranzo per tornare in tempo in ufficio, provvedere alla cena, riempire il frigo ogni giorno, sveglia, colazione, faccende domestiche. Tutte cose che una donna in genere fa con disinvoltura, lo so. Le mie prime lavatrici erano state una tragedia, interi carichi infeltriti o stinti, poi ho imparato: freddo, media temperatura, caldo, colorati, lana e delicati, bianco. L’unica cosa che non ho dovuto fare è stato seguirli nei compiti, giusto un po’ all’inizio, poca roba ma mi era stato comunque particolarmente faticoso. Durante le primarie avevano seguito il tempo pieno, quasi niente compiti a casa per fortuna, poi, dopo, alle medie, erano diventati autonomi. A dire il vero erano stati due ragazzini responsabili, forse perché, un po’, avevano avuto pietà di me. Il mio matrimonio era stato un disastro, da subito. I miei non avrebbero voluto che io prendessi in sposa quella che divenne mia moglie, ma lei era in attesa della nostra prima bambina così la sposai senza poter mai chiedere aiuto ai mie o lamentarmi, dopo, con loro, del mio menage fallimentare. Eravamo molto giovani entrambi, molte delle responsabilità di quella separazione furono le mie. Lavoravo a Potenza, tutto il giorno, rientrato a casa in paese, pur se distrutto, facevo quanto potevo per dare una mano a mia moglie ma non era sufficiente per sollevarla. Né fui abbastanza attento poi, quando arrivò il nostro secondogenito, fu allora che le cose precipitarono. Presi un’aspettativa dal lavoro per starle vicino, tre mesi, ma poi dovetti riprendere. Mia moglie cadde in depressione post parto, così disse il dottore. Le stetti vicino, per quanto potei, ma evidentemente non abbastanza. Nella mia vita non sono mai riuscito ad essere né a fare abbastanza, non lo fui neppure allora. Mia moglie un giorno decise di andar via lasciando a me i bimbi. Ci separammo, lei decise di accettare un impiego su al nord, ci accordammo sul vitalizio che dovevo passarle. La cifra fu quella che potevo consentirmi, ma ancora, anche in quella occasione, non abbastanza. Ancora oggi provvedo a versargliela ma non è facile far quadrare il bilancio quando con un solo stipendio devi provvedere a tutto tu né puoi fare straordinari o altro, poiché, in questo caso, quale tempo resterebbe per provvedere ai bambini? Volevo che i miei figli avessero comunque una mamma, almeno non un pessimo ricordo di lei, così evitai ogni possibile recriminazione da parte sua, ma ancora ogni mio sforzo non era abbastanza, urla e litigi non sono mancati né mancano ancora adesso, non appena ve ne è l’occasione. Poco male, questo è il passato, i miei sforzi sono serviti almeno per quanto riguarda i ragazzi, ringraziando il cielo, sono venuti su bene, posso essere molto orgoglioso di entrambi, sono stato un padre fortunato.
Cinque anni fa ho conosciuto Antonietta, bellissima. Anche lei reduce da una separazione ma i suoi figli sono più grandi dei miei, hanno già una loro famiglia, ben altre a dir della madre, le loro necessità della sua presenza. Non mi hanno mai potuto vedere, così la nostra relazione è rimasta segreta, è normale ovviamente, i figli sono sempre gelosi della propria madre, a tutte le età. Antonietta lavora ancora, in un ufficio vicino al mio. Si, ho continuato a lavorare a Potenza ma, appena separato da mia moglie, vendetti la mia casa in paese per acquistare un appartamento qui in città e proprio quest’anno ho finalmente terminato di pagarne il mutuo. Tutto arriva, grazie a Dio. Soldi ben spesi, non avrei potuto provvedere ai ragazzi continuando a fare avanti e dietro dal mio paese, acquistare casa a Potenza fu una necessità, non un capriccio come ancora oggi mi rimprovera la mia ex moglie.
La relazione con Antonietta, perfetta al suo esordio, in breve è però diventata difficile proprio a causa dei figli di lei a mio dire, dei mie, a suo dire. Non potevamo vederci alla luce del sole né pensare a qualcosa come una convivenza, almeno part time, i suoi figli si sarebbero opposti. I miei non l’avrebbero fatto, in fondo una presenza femminile li avrebbe rassicurati, ma loro non avevano una mamma, i suoi invece si, sottolineava sempre lei per sancire le proprie responsabilità di madre e di nonna. Io non potevo assentarmi da casa tutte le sere e le notti come lei avrebbe voluto, i miei ragazzi avevano ancora bisogno di me. Antonietta giustamente man mano si è sentita trascurata. Ancora una volta i miei sforzi di conciliare tutte le necessità non sono stati abbastanza. Credo abbia trovato qualcuno più bravo di me, qualcuno in grado di essere con lei quando lei è libera. E’ così che siamo giunti un paio di mesi fa, alla fine del nostro amore. Antonietta mi ha lasciato ed io sono piombato nel buio, incapace a suo dire, di essere abbastanza uomo per assumermi le responsabilità della fine del nostro rapporto e affrontarla come una inevitabile conseguenza delle mie scelte. Mi ha cancellato dai suoi amici su FB, ha cambiato numero telefonico intimandomi di non importunarla più con i miei lamenti e, la mattina, di cambiare strada e bar per evitare di incontrarla. Ho perso ovviamente, assieme alle mie abitudini, quei quattro amici della pausa caffè al bar.

2. Orlando, qualcuno che si è sempre sentito nessuno >