5. L’analisi dello sprofondo


Nascere fa sempre un po’ male ma poi veniamo alla luce… “gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce, la vita li obbliga ancora molte altre volte a partorirsi da loro stessi.” G. Garcia Marquez

Venerdì 26 maggio, comincia l’analisi dello sprofondo.
Bene, la porta su questa caratteristica di apprendimento era aperta, le mie difese in merito alle difficoltà che avevo incontrato nel mio percorso scolastico si allentarono un po’, potevamo dunque cominciare ad entrare in quella che per anni avevo creduto la mia idiozia da nascondere a tutti, per primo a me stesso. Si cominciò a ballare sul serio. La strizzacervelli prese a fare il suo lavoro, quello che io intendevo fosse il suo lavoro, analisi del profondo. Nei molti venerdì a seguire, utilizzando le tecniche proprie del suo approccio psicoterapeutico, riuscì a trovare, nascosti alla testa ma scritti indelebilmente nel mio corpo, mille eventi dolorosi, ai limiti del traumatico.
Si, a scuola avevo avuto grosse difficoltà, umiliazioni, derisioni, castighi, pareva li avessi cancellati e invece i ricordi tornavano nitidi assieme alle sensazioni fisiche ad essi connesse: sudorazione, respiro affannoso, rossore, brividi, freddo, un freddo che arrivava nell’anima, paralisi da panico, a volte nausea, vomito… I vari episodi mi tornavano alla mente, nitidi, abbaglianti come se li stessi vivendo in quel preciso momento ma assieme a me, su quel lettino, c’era lei. Ad ognuno di questi ricordi, lei riscriveva una nuova positiva risposta. ‘Rimuovere non è cancellare, è solo nascondere alla consapevolezza, ma non sentire non vuol dire non subire le conseguenze di ciò che ci accade. Anzi, finiamo sempre per agire ciò di cui non siamo ormai più consapevoli ma che si agita nel nostro profondo. Possiamo ad esempio godere di uguale simile sorte altrui, semplicemente convinti che sia giusto così, come lo è stato per noi, oppure finire, senza saperlo, in quel buco profondo che è dentro di noi, alla semplice vista di quello altrui. Divenire consapevoli delle nostre ferite è l’unico modo per curarle e salutarle per sempre. Il solo modo per evitare di rimettere in piedi di continuo lo stesso copione, sperando in una conclusione diversa che invece diversa non potrà essere mai poiché parte dagli stessi presupposti e ripercorre le medesime strade. Come se non bastasse, la stessa conclusione ripetuta così ogni volta, rafforzerà i nostri convincimenti circa le nostre incapacità, finiremo per considerare inevitabili quei nefasti epiloghi, riconoscendo in essi il nostro ineluttabile destino. A noi scrivere e riscrivere la nostra storia, è così che ognuno è fabbro del proprio destino. Ma sono proprio le nostre ferite che fanno di noi l’individuo unico e inimitabile che ciascun essere umano è. Sono la nostra storia, trasformarle in risorsa per noi e per gli altri è il più alto compito che un essere umano possa compiere.’ Lei ci era riuscita pensai, aveva trasformato il suo penoso trascorso scolastico in un’esperienza che le consentiva di riconoscerlo negli altri per dar loro una mano, per tentare di cambiare un po’ il mondo. Presi ad onorarla come si onora un maestro. Quando glielo disse lei rise, mi disse che un giorno avremmo parlato del riso, della gratuità, del piacere e della reciprocità, lei aveva avuto ottimi maestri a insegnarle tutto questo.
Venerdì primo settembre, somministrazione del test diagnostico
Quel venerdì invece dei soliti tre quarti d’ora, il nostro incontro ci prese l’intero pomeriggio, la strizzacervelli aveva deciso che era tempo di somministrarmi i test diagnostici per adulti DSA. Per quelli del QI ci pensò lei, per gli altri una logopedista sua amica. Mi spiegò che servivano semplicemente a dimostrare che le difficoltà che avevo incontrato a scuola e con esse tutti i miei guai, non dipendevano certo dalla mia cattiva volontà, anzi, io avevo sempre corso in salita, al massimo del mio sforzo e nessuno lo aveva capito. Aggiunse che era certa che per ogni bambino considerato ‘asino’ fosse così, DSA o meno, di sicuro aveva qualche difficoltà che gli rendeva tortuosa la strada. Nessun bambino vorrebbe andare male a scuola, mai. ‘Ai miei tempi i DSA non si conoscevano neppure come definizione, mi cavarono tonsille e adenoidi pensando che confondessi la t e la d a causa del mio parlare un po’ nasale. Immagina a guarigione ottenuta, dopo quella che fu una vera e propria tortura, il mio disappunto nel confonderle ancora. Alla fine decretarono che ero un’asina e basta, ringrazio Dio che la mia famiglia fu sempre con me. Oggi posso dire che non ero un’asina ma una dys, chissà quanti hanno caratteristiche che oggi non hanno ancora un nome e forse non l’avranno mai, ma gli rendono spinoso un cammino non pensato per loro. Non esistono bambini asini tra i banchi, ma solo bambini di cui nessuno capisce il particolare stile di apprendimento, quasi Gardner e le sue intelligenze multiple non avesse mai detto nulla.’
Venerdì 8 settembre. Lo svelamento
Quel venerdì la strizzacervelli mi comunicò l’esito dei miei test, ero severamente dislessico e disortografico. Quel responso fu per me un vero sollievo. Avevo imparato a conoscere questa specificità che aveva caratterizzato tanti prima di me, alcuni di loro vere personalità, a cominciare da Leonardo Da Vinci per finire a Mika, l’attuale, famosissimo cantante rock. Non ne ebbi dunque alcun timore, piuttosto trovai finalmente risposta a tanti perché. La strizzacervelli quella volta mi diede un compito per casa, guardare il film ‘stelle sulla terra ’. Ormai mi ero convinto che sapesse il fatto suo, ma restava un tantino bizzarra. Io però avevo imparato a seguire ciò che mi suggeriva, guardai il film. Una tragedia! Piansi tutte le mie lacrime, narrava la storia di un ragazzino dislessico, mi pareva parlasse proprio di me. Non ricordo quante volte rividi quel film, Ishan, il protagonista, ero io. Il mio isolamento, il mio sentirmi solo, incompreso, la mia rabbia e la mia timidezza, gli insulti patiti, il dolore sino alla disperazione, il maestro, il mago salvatore del film, invece era lei, la mia strizzacervelli.

La strada al ritorno mi pareva di nuvole, ero guarito, non certo perché non ero più dislessico, anzi, finalmente sapevo ed avevo imparato ad apprezzare di esserlo!

< 4. I DSA, questi sconosciuti < 6. Felicità è esprimere al meglio e al massimo le proprie potenzialità, non quelle di altri…