20. Quella mattina ci incontrammo al parco.


Parlammo a lungo. ‘Dottoressa’ rise a sentirmi chiamarla così, dopo averla frequentata un po’, nessuno lo faceva più, ma per me era maestra e quello solo il modo di esprimerle la mia deferenza, il mio affetto lo sapeva già. ‘Dottoressa, ma la scuola dunque distrugge?’ ‘Non dirlo neanche per scherzo Orlando, se dovessimo calcolare quanti invece ha letteralmente salvato, il paragone non reggerebbe. Prima della scuola per tutti, vi era l’analfabetismo diffuso, quello che assoggettava i più al dominio di quei pochi che avevano la fortuna di essere istruiti. Quello che ti impediva di leggere le lettere dei tuoi cari lontani o di scriverle, quello che ti impediva di difendere i tuoi diritti, addirittura di sapere quali fossero. E’ che in questo passaggio era inevitabile considerare una media e attestarsi su questa, i mezzi, le conoscenze, gli strumenti di allora non potevano certo consentire un insegnamento individualizzato. Ogni media, si sa, è una pura astrazione, quanti non rientravano nella curva della distribuzione del fenomeno lettoscrittura, si sono ritrovati spacciati, te e me compresi. Ma in confronto alla popolazione eravamo comunque un piccolo gruppo, all’epoca non era possibile fare diversamente, oggi si! E’ solo questione di veicolare le informazioni attraverso i canali più consoni ai vari soggetti, le nuove tecnologie possono venirci incontro: a nessuno piacerebbe neppure il più dolce dei nettari, se costretto a ingerirlo attraverso il naso. Come hai potuto constatare, tra i soggetti testati alcuni mostravano talenti eccezionali mai coltivati solo perché considerati poco funzionali in una società che ha fatto della competitività il proprio dio, e dell’efficienza e dell’efficacia i suoi unici criteri di valutazione. Quasi la gratuità non esistesse, quasi il piacere di fare le cose per il solo piacere di farle, fosse un’eresia. Dimmi, dunque, quale efficienza e quale efficacia può avere qualcuno che alla fine perde se stesso e il suo piacere per la vita? Quale costo elevato rappresenta per la società qualcuno che, non potendo esprimersi, si ammala infine del mal di vivere?
Al termine di tante analisi, la sensazione che sempre mi accompagna è di una cerebralità eccessiva, laddove basterebbe il buon senso: la verità è sempre semplice. Basterebbe l’ascolto dell’altro, il rispetto della sua diversità, della sua unicità, del suo essere prezioso in sé. Basterebbe credere a quel bambino e alle sue difficoltà, prima di sanzionarlo e mortificarlo, convincendolo di essere un inetto, deformandone la personalità. Basterebbe capire che non esiste il facile ma il ‘facile per me’, che il mio sistema non è migliore, semplicemente è il mio. I sistemi non sono tutti uguali, non sono meglio o peggio, è solo necessario tradurre le informazioni nel sistema utilizzato dall’altro e, se io sono l’adulto, tocca a me farlo. L’openoffice non legge i documenti in microsoft office, è sufficiente e necessario convertire i documenti per renderli compatibili, tutto qui. Io parto dal presupposto che imparare, cercare di scoprire il perché delle cose, sia insito nella natura umana e sia vissuto come gioco entusiasmante da ogni cucciolo d’uomo finché, con l’ingresso nella scuola e quindi con la sua strutturazione in un percorso scolastico formale che sino ad ora è stato pensato essere uguale per tutti, per alcuni diviene invece una estenuante attività verso la quale, nel tempo, si inizia a nutrire sentimenti fortemente ambivalenti. Siamo maestri a trasformare un piacere in qualcosa assolutamente privo di esso che chiamiamo dovere. Dimmi, conoscere, scoprire, inventare, è un piacere o un dovere? Per un genitore, aver cura dei propri figli è un dovere o un piacere? Per tutto il resto del regno animale, vegetale, piacere e dovere coincidono. La molla dell’universo, del nostro universo, è il piacere. Per poterlo ottenere i fusti degli alberi lungo i corsi d’acqua si flettono verso di essi, o ancora, nei boschi ruotano verso la luce, se ne ricevono poca. Gli animali corrono verso un odore che li attira, rifuggono da quello sgradevole o che li spaventa. Per paura, se si può, si scappa, mentre per amore si resta sempre: per questo lo studio deve essere amato. La scuola dovrebbe attrarre verso di esso i suoi studenti, mostrando loro il piacere di imparare, non spaventandoli con la paura delle conseguenze del non farlo. Remare contro corrente al massimo ci consente di restar fermi, sfruttare la corrente ci permetterà, invece, di veleggiare veloci. Il sorriso dei docenti, la passione per il loro lavoro, il loro ben vivere, saranno sempre la comunicazione più efficace per dire sì, una vita di studio è una vita ben spesa.
Eravamo dunque giunti a parlare del piacere e della gratuità. ‘Dimmi, dottoressa, cos’è la gratuità?’
‘Ha ha ha, è quella che ti ha spinto a fare questa ricerca con me. E’ il fare le cose per il semplice piacere di farle. Il gioco, l’amore, l’amicizia sono gratuiti, quando perdono questa caratteristica divengono professionismo, dipendenza, convenienza e perdono il piacere.
Il piacere, dunque il piacere è qualcosa da perseguire?’
‘Dì, sei scemo? Certo che il piacere è da perseguire! Una vita senza piacere è un oceano senz’acqua, un cielo senza astri, un’alba senza luce, un cuore senza amore…’
Bene, la mia strizzacervelli era un’edonista! Per anni avevo obbedito al dovere e ora questa smantellava tutto…A ben pensarci senza alcun piacere ero arrivato ai limiti del baratro, forse non aveva tutti i torti.
‘Dunque, è che perdendo noi, abbiamo perso idea di quale sia il nostro vero piacere. Non vi è alcun vero piacere per un essere umano nel possesso delle cose, del potere o di che altro so io. Non vi è alcun vero piacere nel competere, nel sopraffare, nell’accumulare, credo che quello che abbiamo raggiunto inseguendo queste cose, sia oggi sotto gli occhi di tutti: nessun piacere, nessuna felicità ma solo ansia, paura e insoddisfazione. Paura di perdere, di essere abbandonati, scartati e chi più ne ha più ne metta, insoddisfazione per le cose ottenute, non sono quelle che davvero volevamo, ma solo quelle che ci hanno indotto a pensare che volessimo. Ascolta il discorso del ex presidente dell’Uruguay, José Alberto Mujica Cordano, un mito!’
Cercammo insieme sul web, con il suo cellulare, il discorso a cui si riferiva, Josè Alberto diceva così: ‘Per vivere devi avere la libertà, ed avere libertà significa avere tempo. Abbiamo inventato una montagna di consumi superflui, e li buttiamo e li compriamo. Viviamo comprando e buttando e quello che stiamo sprecando è tempo di vita. Quando andiamo a comprare qualcosa, non lo stiamo comprando con i soldi, ma con il tempo della nostra vita, quello che abbiamo speso per guadagnare quei soldi. L’unica differenza è che non si può compare la vita, la vita si consuma ed è da miserabili consumare la vita per perdere la libertà…’ Restai di sasso a queste parole, il prezzo delle cose non erano i soldi ma la nostra vita e il nostro essere felici era il faro del nostro spenderla per le cose giuste… Tutto questo non era più un percorso analitico, non era più una ricerca scientifica, era la via per la felicità.
‘Orlando, nel mio percorso, accanto all’ inevitabile dolore di un DSA ai miei tempi sconosciuto persino come definizione, ho avuto la fortuna di incontrare anche tanti grandi maestri. A loro va tutta la mia gratitudine, a loro devo la pienezza della mia vita. Io spero con il mio operato, di rendergli sempre il giusto merito, è grazie a loro che sono quel che sono. Il rapporto tra discepolo e maestro è sempre prima di tutto un rapporto di amore, povero chi non ha maestri!’
Certo, potevo capire, anche il mio con lei era diventato un rapporto di amore. Ascoltavo attentamente ogni sua parola, osservavo ogni suo gesto, mi interrogavo di continuo su ciò che volesse dire. Dopo ogni nostro incontro mi documentavo sul web, potevo leggere con le orecchie ora che avevo appreso della sintesi vocale, così potevo approfondire gli autori e le teorie che lei menzionava. Studiavo, studiavo, tanto e con piacere. Lo studio ora mi affascinava, chi lo avrebbe detto mai? Avevo appreso talmente tante conoscenze sui meccanismi psicologici, sulle neuroscienze, sulla didattica che quasi il professore adesso avrei potuto farlo io, quel cretino di Orlandino! Vedere l’entusiasmo della mia strizzacervelli nell’ascoltare le mie deduzione desunte dalle correlazioni tra le variabili che avevo preso in considerazione, sentirla discutere con me di questo o quello, era il mio più alto premio. Si, la relazione tra maestro e discente, è una relazione d’amore.

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