18. Giunse dunque la mail con il caso di Gaetano.


Gaetano mi è stato inviato spontaneamente da uno psichiatra, ignaro della mia ricerca, semplicemente perché affiancassi un sostegno psicoterapeutico a quello farmacologico intrapreso da lui.
La sua diagnosi era di una depressione di media entità. Gaetano è un giovane adulto, di aspetto molto gradevole, ma quando è giunto al mio studio, il suo quoto energetico mi è apparso estremamente basso. Parlava con un tono udibile a stento e, a dispetto del suo fisico atletico, pareva timoroso e ritirato. Mi raccontò delle sue difficoltà con il sonno e dei suoi problemi con l’alimentazione, insomma, tutto combaciava con la diagnosi. La sua grande rabbia repressa era espressa solo da un fegato ingrossato senza un perché. Quando cominciammo ad indagare sugli ultimi eventi della sua vita, mi raccontò d’aver appena lasciato un corso di specializzazione. All’inizio il corso lo entusiasmava, ma, dopo i primi due anni in cui aveva superato brillantemente tutti gli esami, risultando il migliore in assoluto, aveva perso in motivazione, sino a decidere di abbandonarlo. Il suo umore era sceso così man mano, ma non riteneva dipendesse da quello, quanto piuttosto il contrario: forse l’abbandono di quegli studi era stato il primo segno di una depressione ai suoi esordi. Presi ad indagare i motivi sottesi a quello che mi arrivava come un elemento distonico: lasciare qualcosa nel momento in cui vi si eccelle. Abbiamo cominciato ad analizzare i suoi trascorsi scolastici, pur se Gaetano aveva conseguito una laurea, sapevo ormai troppo bene che questo non voleva dire molto. In breve tempo mi sono decisa a somministrargli i test per DSA, la sua diagnosi ha mostrato una dislessia lieve ed una disgrafia di grado medio. Quello che davvero mi ha sorpreso, nella somministrazione dei test, sono stati i suoi risultati con le matrici di Raven per il Q.I. Ovviamente le ho somministrate personalmente: Gaetano non ha commesso un solo errore. Più di qualcuno dei soggetti testati aveva ha ottenuto ottimi risultati a questo test, ma nessuno sino ad allora aveva fatto zero errori. Durante la somministrazione era evidente uno stato di ansia da prestazione molto elevato, per nulla alleviato dalle mie rassicurazioni: Gaetano non poteva consentirsi errori. Al termine della prova, che mi ha sorpreso inoltre per la genialità e l’originalità di alcune strategie adottate, era in uno stato di grande prostrazione, il suo pallore mortale mi ha convinto a sospendere il nostro incontro. Gaetano aveva dato fondo a tutte le sue energie psichiche e intellettive pur di non commettere un solo errore. L’errore, a scapito della teoria del falsificazionismo, è qualcosa che la nostra società continua a sanzionare con veemenza. Poco importa se Popper si sia affannato a dimostrare che una teoria può dirsi scientifica solo se contiene in sé l’errore, che solo i dogmi, le credenze e gli atti di fede non ne contengono alcuno, risultando, proprio per questo, privi di validità scientifica. Poco importa il suo dire che l’apprendimento umano procede per prove ed errori, proprio come il pensiero scientifico per ipotesi e confutazioni, che l’errore è solo un gradino verso conoscenze più alte e migliori: commetterne uno, resta per noi, segno di ‘asineria’.
Ma chi obbliga così rigidamente se stesso a non commettere alcun errore, se non qualcuno teso caparbiamente a dimostrare di non essere un asino? E ancora, chi deve mostrare ad ogni costo di non essere un asino, se non qualcuno che teme di esserlo, che è convinto intimamente di esserlo? Ecco cosa era successo a Gaetano, aveva esaurito ogni sua energia per dimostrarsi il migliore del suo corso ed ora non ne aveva più per procedere, invero non ne aveva più per alcunché, neppure per dormire! Gaetano mostrava ai miei occhi doti eccezionali, ma lui pareva non avvedersene affatto. Aveva un talento naturale nel disegno, tanto che al corso di specializzazione in questione un docente, visti i suoi appunti correlati da immagini esplicative, gli aveva chiesto di illustrare il suo manuale. Tra i novecento corsisti, lui solo aveva questa abilità, ma lui voleva eccellere nelle stesse che caratterizzavano tutti gli altri, pertanto, per non sottrarre tempo ai suoi studi, aveva rifiutato la proposta. Avrebbe potuto illustrare un testo famoso in Europa e pare non se ne sia minimamente reso conto! Mettere a fuoco le sue difficoltà nella letto-scrittura, ci sta consentendo un proficuo percorso terapeutico perché possa giungere finalmente ad amare e a voler essere proprio l’individuo speciale che è. Orlando non smetterò di ripetermi in merito alle differenze, alla necessità di amarle, proteggerle, tutelarle. Ciò che sopra ogni cosa oggi necessita la nostra società della globalizzazione, è l’educazione al diverso e, d’altro canto, non c’è il rischio che si finisca per fare di tutto per sembrare diversi dagli altri: lo siamo già. Sono le nostre diversità a fare di noi gli individui speciali che siamo, diversi da tutti gli altri e, se vogliamo, sono proprio le nostre stesse ferite a renderci unici e irripetibili.’
La storia di Gaetano mi fece riflettere, quali le mie capacità non viste dai miei stessi occhi? Forse era vero, la mia sensibilità, acuita dal dolore vissuto, mi aveva consentito, come mi ripeteva la strizzacervelli, di essere stato un ottimo mammo per i miei figli. La cura, l’attenzione, la premura, non erano prerogativa delle femmine ma dell’essere umano e io finalmente sapevo di esserlo. Qualsiasi aggettivo aggiunto allo ‘io sono’, è una diminuzio, mi aveva detto un giorno la strizzacervelli, foss’anche ‘io sono il re’.

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