13. Il caso di Romualdo


Concludo la mail di oggi con il caso di Romualdo, giovane padre di 32 anni giunto al mio studio per una consultazione rispetto alle difficoltà scolastiche del primo figlio, di otto anni. Il bimbo mostrò subito di avere alcuni chiari segnali riconducibili ad un DSA, confermato in seguito dalla diagnosi eseguita nelle strutture pubbliche locali. Durante il nostro colloquio Romualdo riconobbe molte delle difficoltà che avevano caratterizzato i suoi studi. Era stato bocciato due volte di seguito nel terzo anno del liceo scientifico, risolvendosi a concludere quel percorso privatamente e quindi terminare con il diploma la sua carriera scolastica. Incontratici in un colloquio privato, vennero fuori una serie di problematiche che da qualche anno lo affliggevano, precisamente da quando un paio di anni prima aveva avuto una crisi di panico. Da allora la sua vita non era stata più la stessa, aveva preso a temere ogni cosa e, dotato di grande acume e intelligenza, aveva intrapreso una sorta di autoanalisi che altro non era se non un tentativo di attuare l’intellettualizzazione come difesa a un fantasmatico che stava emergendo. Aveva preso a temere la follia, il suo percepirsi diverso gli faceva temere di essere folle. Soppesava così ogni suo gesto, ogni suo pensiero, perdendo ogni spontaneità e piacere di vivere, nel tentativo di controllare la sua rabbia repressa assolutamente inconsapevole, incomprensibile e inaccettabile. Era un padre, un compagno ed un amico esemplare da sempre, eppure ora temeva in qualche suo possibile atto sconsiderato. Lo stato d’ansia in cui era precipitato era notevole e questo tipo di pensieri lo tormentavano quotidianamente. Risalimmo a periodi della sua vita in cui aveva memoria di simili vissuti fortemente ansiosi. In realtà tutta la sua infanzia e poi la sua gioventù ci apparvero contraddistinti da una forte ansia di riuscire, alimentata ovviamente da una percezione profonda di sé come diverso, sbagliato. Mi confessò di temere da sempre, sopra ogni cosa, la diversità. Non si può temere qualcosa che non si conosce. Romualdo a scuola si era sempre percepito diverso, incompreso, penalizzato senza colpe. Il padre era particolarmente severo e adottava di tanto in tanto punizioni corporali, in particolare quando si trattava di fallimenti scolastici. Romualdo ricordò addirittura di aver comunicato a casa della sua seconda bocciatura un mese dopo l’esposizione dei quadri, un mese da incubo, trascorso quotidianamente nel terrore che quel risultato fosse scoperto. Faceva caldo, l’estate era appena cominciata ma io sentivo freddo, sempre. Quando incontravo lo sguardo di mio padre a tavola, il sangue mi si gelava nelle vene… ‘respira, sorridi, sii disinvolto o capirà’.

Se solo avessi potuto, avrei fermato il mondo ma quello non si ferma, i giorni passavano e io non trovavo il coraggio di comunicare ai mie quell’ ennesima bocciatura. Ogni volta che mio padre rientrava a casa, scrutavo i suoi occhi per capire se avesse incontrato qualcuno, se avesse saputo, ogni volta che squillava il telefono era un sussulto…Quel giorno infine  arrivò, rientrato a casa, senza dire neppure una parola, si è tolto la cinta e si è chiuso in camera con me, ricordo la chiave girare nella serratura alle mie spalle, nessuno avrebbe potuto aiutarmi, non finchè non avesse finito… Decise quindi di intraprendere un percorso psicoterapeutico, e partimmo proprio dal riscrivere la percezione profonda che aveva di sé: probabilmente non era stato altro che un bambino contraddistinto da una modalità di pensiero differente, supportata da un vivida intelligenza, a cui però nessuno aveva saputo indicare la strada, mostrandogli strategie personali adeguate alle sue specifiche caratteristiche. I risultati della diagnosi confermarono questa ipotesi. Vorrei sottolinearti ancora quanto già ti ho espresso: più sono alti il Q.I., l’impegno profuso e la voglia di riuscire, maggiori sono il disagio e la rabbia (direttamente proporzionali alle prime) sperimentati nel subire mortificazioni scolastiche percepite assolutamente come ingiuste e immotivate.

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